Primavera: approccio naturale alle allergie ai pollini

da Giu 1, 2020Naturopatia

Maggio, si sa, porta sempre con sé problemi di allergia ai pollini. 

Le statistiche ufficiali suggeriscono che in Italia circa il 10% della popolazione soffre di questi disturbi.

La reazione allergica causata dall’inalazione dei pollini, si presenta ogni anno nello stesso periodo, in corrispondenza del momento di pollinazione caratteristico per ogni specie responsabile della reattività. Di conseguenza, la prima cosa che deve fare chi soffre di questi disturbi è conoscere quali sono gli allergeni che lo rendono suscettibile, dove sono localizzate nel territorio le piante che li producono e quali sono le conseguenze allergiche che ne possono derivare. 

L’allergia ai pollini si presenta con un complesso di sintomi clinici (oculari, nasali e bronchiali), che occorrono con periodicità stagionale, più frequentemente in primavera e in autunno.
Le manifestazioni della pollinosi comprendono la rinite allergica e l’asma bronchiale, strettamente associate sia dal punto di vista clinico che da quello patogenetico.
I principali sintomi di questi disturbi sono: a carico degli occhi (lacrimazione, arrossamento, fotofobia o prurito alla congiuntiva); del naso (starnuti, prurito, congestione, riduzione dell’olfatto e secrezione di muco); delle vie respiratorie (difficoltà respiratoria, sibili e tosse); generali (cefalea, senso di malessere, stanchezza, difficoltà di concentrazione, orticaria e shock anafilattico). A volte, possono anche manifestarsi disturbi della deglutizione. Ciò avviene entro pochi minuti dall’ingestione di alimenti vegetali che contengono antigeni che provocano reazioni crociate con i pollini antigenici (Sindrome orale allergica – SOA).
L’esordio, l’intensità e la durata dei sintomi delle allergie ai pollini dipendono dalla sua concentrazione ambientale. I sintomi possono comparire rapidamente in modo brusco e repentino, proprio come tendono a scomparire. Talvolta però, essi persistono per tutto il tempo in cui si è esposti agli allergeni.

La terapia farmacologica classica prevede, in questi casi, la possibilità di agire preventivamente attraverso l’utilizzo di Cromoni ovvero trattare la condizione attiva ricorrendo a decongestionanti, antistaminici, antileucotrieni e cortisonici. Non volendo ricorrere a queste molecole è possibile contrastare l’allergia ai pollini ricorrendo agli estratti vegetali ed altri rimedi tipici della medicina complentare.
Tra le piante in grado di esercitare un’azione antistaminica ed antinfiammatoria ricordiamo: le foglie di Perilla (Perilla frutescens); i frutti del Pepe lungo (Piper longum); la radice di Saposhnikovia (Saposhnikovia divaricata), i fiori di Elicriso (Helichrysum italicum), le sommità fiorite di Agrimonia (Agrimonia eupatoria), le gemme di Ribes Nero (Ribes nigrum), i fiori e le foglie del Tasso barbasso (Verbascum thapsus), le parti aeree della Piantaggine maggiore (Plantago major) e la radice di Liquirizia (Glycyrrhiza glabra).
Tra gli estratti vegetali decongestionanti ricordiamo: l’olio essenziale di Eucalipto (Eucalyptus globulus) e di Pino (Pinus sylvestris), le foglie di Adatoda (Adhatoda vasica), la Drosera (Drosera rotundifolia), la radice di Inula (Inula helenium) e il nutraceutico n-acetilcisteina. 

Per concludere occorre sempre considerare che un risultato migliore si otterrà se questi estratti saranno assunti in concomitanza di un sostegno costituzionale come il Manganese per i bambini e Manganese/Rame o Manganese/Cobalto per gli adulti senza considerare che, qualsiasi estratto che lavori sul sistema immunitario trova giovamento se assunto in concomitanza al drenaggio connettivale (mesenchimale). Questo può essere realizzato assumendo ad esempio l’estratto di gemme del Kiwi (Actinidia chinensis), dell’Acero (Acer campestre), del Ginepro (Juniperus communis), del Prugnolo (Prunus spinosa), del Rosmarino (Rosmarinus officinalis) o del Gelso nero (Morus nigra).

 

Prof. Giacomo Pagliaro PhD

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