Meglio le diete a basso contenuto di grassi o quelle a basso contenuto di carboidrati?

da Dic 3, 2017Articoli dal mondo della scienza, Home

Meglio le diete a basso contenuto di grassi o quelle a basso contenuto di carboidrati?

Nuove prove emergono da uno studio eseguito presso la Scuola di Medicina dell’Università di Stanford riguardo al dibattito se siano migliori le diete a basso contenuto di carboidrati o quelle a basso contenuto di grassi. I risultati suggeriscono che nessuna delle due opzioni è migliore: secondo lo studio, la riduzione di carboidrati o grassi elimina il peso in eccesso nella stessa proporzione. Inoltre, lo studio ha indagato se i livelli di insulina o uno specifico pattern genotipico potevano predire il successo di una persona in entrambe le diete. La risposta, in entrambi i casi, era no. Spesso abbiamo sentito racconti di un amico che ha seguito una dieta. Questa con lui ha funzionato benissimo mentre con un altro, che ha provato la stessa dieta, non ha funzionato affatto. Ciò è dovuto al fatto che siamo tutti molto diversi. Solo ora cominciamo (anche se molto lentamente) a comprendere le ragioni di questa diversità. Da ciò emerge che la domanda che dovremmo sempre porci è: “qual è la dieta migliore per chi?”.  Ricerche precedenti hanno dimostrato che una serie di fattori, tra cui la genetica, i livelli di insulina (che aiuta a regolare il glucosio nel corpo) e il microbiota intestinale, potrebbero far pendere la bilancia in caso di perdita di peso. Il nuovo studio, pubblicato su JAMA, è dedicato alla genetica e all’insulina, cercando di scoprire se queste sfumature della biologia incoraggiano il corpo di una persona a favorire una dieta a basso contenuto di carboidrati o una dieta povera di grassi. Nella ricerca sono stati reclutati 609 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 50 anni. Circa la metà erano donne. Tutti sono stati randomizzati in uno dei due gruppi dietetici: basso contenuto di carboidrati o basso contenuto di grassi. Ogni gruppo è stato incaricato di mantenere la loro dieta per un anno. (Entro la fine di quell’anno, circa il 20 percento dei partecipanti era uscito dallo studio, a causa di circostanze esterne). Gli individui hanno partecipato a due attività pre-studio, i cui risultati sono stati successivamente testati come predittori di perdita di peso. I partecipanti hanno ottenuto una parte del sequenziamento del loro genoma, consentendo agli scienziati di cercare specifici modelli genici associati alla produzione di proteine che modificano il metabolismo dei carboidrati o dei grassi. Quindi, i partecipanti hanno effettuato un test riguardo ai valori basali di insulina e dopo assunzione di zuccheri semplici. Nelle prime otto settimane dello studio, ai partecipanti è stato detto di limitare il loro apporto giornaliero di carboidrati o grassi a soli 20 grammi (cioè quanto contenuto in 1,5 fette di pane integrale o in una generosa manciata di noci). Dopo il secondo mese, la squadra di ricercatori ha incaricato i gruppi di apportare piccoli aggiustamenti in base alle necessità, aggiungendo 5-15 grammi di grassi o carboidrati gradualmente, con l’obiettivo di raggiungere un equilibrio che credevano di poter mantenere per il resto della loro vita. Alla fine dei 12 mesi, quelli con una dieta a basso contenuto di grassi hanno riportato un consumo medio giornaliero di grassi pari a 57 grammi; quelli a basso contenuto di carboidrati hanno ingerito circa 132 grammi di carboidrati al giorno. Queste statistiche hanno soddisfatto i ricercatori, in quanto il consumo medio di grassi per i partecipanti prima dell’inizio dello studio era di circa 87 grammi al giorno e l’assunzione media di carboidrati era di circa 247 grammi. Inoltre i soggetti di ogni gruppo sono strati comunque addestrati e sensibilizzati a migliorare la scelta riguardo la qualità e la sicurezza del cibo assunto. Ciò, unito alla specifica progettazione della dieta era teso a realizzare dei regimi alimentari che potevano essere potenzialmente seguiti per sempre, piuttosto che una dieta che avrebbero abbandonato al termine dello studio. Durante tutto il periodo di sperimentazione di 12 mesi, i ricercatori hanno monitorato i progressi dei partecipanti, registrando informazioni sul peso, la composizione corporea, i livelli di insulina di base e quanti grammi di grassi o carboidrati consumavano giornalmente. Alla fine dello studio, le persone nei due gruppi avevano perso, in media, 13 chili. Emergeva, comunque, una immensa variabilità riguardo alla perdita di peso tra i partecipanti. Purtroppo, contrariamente alle ipotesi di studio, i ricercatori non sono riusciti a dimostrare alcuna associazione tra modello genotipico o livelli di insulina e una propensione al successo su entrambe le diete. Questo studio, quindi, chiude la porta ad alcune domande ma ne apre ad altre. In effetti i ricercatori a questo punto stanno continuando ad analizzare i dati raccolti allo scopo di valutare l’effetto del microbiota, eventuali interferenze epigenetiche o altri diversi pattern di espressione genica che possano permettere di capire perché c’è una tale drastica variabilità tra individui in dieta. In definitiva lo studio ha dimostrato che la strategia fondamentale per perdere peso con un approccio a basso contenuto di grassi o a basso contenuto di carboidrati produce risultati assolutamente simili ma è impossibile predire l’esito del percorso valutando l’insulina e l’assetto genetico. Per maggiorni info: https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2673150?redirect=true

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