Gravidanza e mercurio. Pesce si? pesce no?

da Mag 27, 2018Archivio articoli

Gravidanza e mercurio. Pesce si? pesce no?

Uno studio, pubblicato qualche anno fa su Neurotoxicology and Teratology, supporta la teoria che gli effetti negativi riguardo ad una esposizione ad un basso livello di mercurio dovuti al consumo di pesce, possono essere compensati dagli effetti benefici determinati da questo alimento. 

Lo studio rileva la scarsa evidenza riguardo a danni nei neonati le cui madri avevano avuto un basso consumo di pesce durante la gravidanza (e quindi, una bassa esposizione al mercurio). Alla stessa maniera, i neonati di madri con maggiore esposizione al mercurio durante la gravidanza dovuta ad un consumo superiore di pesce, non hanno mostrato scompensi  ovvero richiesto trattamenti particolari. Ciò, secondo i ricercatori, è probabilmente dovuto agli effetti nutrizionali benefici del consumo di pesce. 

Oltre tutto la sperimentazione ha anche permesso di mettere in evidenza una migliore performance neurocomportamentale nei neonati che presentavano biomarcatori di mercurio più alti. Questo non deve essere certamente interpretato come un effetto benefico dell’esposizione al mercurio (che è neurotossico)! Piuttosto, è probabile che tale situazione sia conseguente ai benefici di una assunzione significativa di acidi grassi polinsaturi di derivazione ittica. I benefici che sono stati dimostrati nei lattanti riguardavano il livello di attenzione e la capacità di memorizzazione.

C’è comunque da sottolineare che nello studio, il livello di esposizione al mercurio era comunque basso anche nelle madri caratterizzate da un buon consumo di pesce: ciò potrebbe anche giustificare l’assenza di effetti negativi.

I ricercatori hanno valutato il comportamento neurologico di 344 bambini di 5 settimane di età. L’esposizione al mercurio gestazionale, è stata misurata sia nel sangue materno quanto in quello del cordone ombelicale del neonato. Gli studiosi, hanno raccolto informazioni riguardo al consumo di pesce dalle madri e la conseguente assunzione di acidi grassi polinsaturi. Quest’ultima è stata stimata in base al tipo e la quantità di pesce assunto. 

L’ottanta per cento delle madri ha raccontato di aver mangiato pesce durante la gravidanza mediamente due volte alla settimana.

I risultati hanno inizialmente mostrato che i bambini che avevano avuto una maggiore esposizione al mercurio prenatale presentavano spesso riflessi asimmetrici o disuguali. Però se il consumo di pesce veniva preso in considerazione, i neonati di quelle madri che avevano consumato più pesce mostravano un miglior grado di attenzione e una ridotta necessità di trattamenti specialistici.

Già nel 2014, l’FDA e l’EPA avevano aggiornato i loro consigli ai consumatori per cercare di incoraggiare le gestanti a mangiare più pesce. L’unica attenzione era quella di orientarsi quegli alimenti contenenti i più bassi livelli di mercurio quali: salmone, gamberetti, merluzzo, tonno, tilapia, pesce gatto e baccalà. Al contrario si suggeriva di evitare di pesce caratterizzato da maggiori contenuti di mercurio quali: squali, pesce spada e sgombro.

Per concludere per le donne (specie le gestanti) è importante ricordare che il pesce offre qualità nutrizionali eccellenti di cui può beneficiare anche il neonato. L’importante è fare solo attenzione a scegliere gli alimenti ittici opportuni.

 

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